Ludwig

Heart speaks to heart


Lascia un commento

Un altro antico ricordo…

 
 
 
Di asse in asse ho mosso i miei piedi:

un percorso lento e circospetto,

le stelle sopra di me sentivo

e il mare intorno.

 

L’unica certezza, che i centimetri a venire
sarebbero stati gli ultimi –
E questo mi dava quell’andatura vacillante
che alcuni chiamano – Esperienza.

 

 

 Emily Dickinson

Annunci


1 Commento

I tre verbi della vita spirituale ed un saggio atteggiamento

«E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le giare”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono». (Gv 2,7-8)

 

Riempite, attingete e portate: sono tre verbi che Gesù utilizza all’imperativo. Non usa mezzi toni: chiede solo di fidarsi e basta. I servi (letteralmente: diacònois) fanno tutto senza tergiversare ed ubbidiscono a qualcosa che a loro doveva sembrare alquanto “strano”, fuori luogo, non conveniente: portare dell’acqua a tavola durante un banchetto di nozze…

 

       Credo che la mia vita, arrivata a questo punto, si debba fortemente confrontare con questi tre verbi.

1)  RIEMPITE. In questi anni è quello che ho cercato di fare: riempire la mia vita, quella più profonda, quella più nascosta, di silenzio e preghiera. Di raccoglimento e di dialogo. Di profonda e strabordante gioia e di dolore che paralizza. E a volte, per lungo tempo, nella giara del mio spirito mi è sembrato di versare solo acqua. Semplice acqua che mi pareva inutile, che sembrava solo uno spreco di tempo. Ma così non è stato…

2) ATTINGETE. Quando mi viene chiesto qualche servizio di predicazione, formazione, catechesi, rimango sempre un po’ titubante: sarò mai all’altezza di quello che mi viene richiesto? Cosa mai ho da dare agli altri che già non hanno? Alla fine queste domande sono solo un paravento per mascherare una falsa umiltà e molto amor proprio, perché alla fin fine il Signore non permette che qualcosa di buono vada sprecato…

3) PORTATENE. Questo verbo è strettamente legato al precedente: non si può dare ciò che non si ha. Ma Gesù, che conosce il mio cuore meglio di me, sa che ho qualcosa da portare agli altri ed è per questo che me lo chiede.

 

Questi tre verbi si risolvono e trovano senso pieno nell’atteggiamento dei diacònois: fanno esattamente quello che chiede Gesù senza battere ciglio. È un modello di obbedienza quello che ci propone il Vangelo di Giovanni: è nell’obbedire alle parole di Gesù, al fidarsi ciecamente di Lui che il mondo può assaggiare il vino buono fin dall’inizio, chiedendosi da dove venga, quale sia l’origine di così tanta bontà.

Se il mio vino, la mia vita, non rimanda a Lui, allora sto perdendo tempo…

nozze-di-cana


Lascia un commento

Le grandi signore del Rock: Lita Ford

  Lita Ford & Ozzy Osbourne: If I close my eyes forever
 
Baby, I get so scared inside,
And I don’t really understand,
Is it love that’s on my mind,or is it fantasy
Heaven,
Is in the palm of my hand,
and it’s waiting here for you,
What am I supposed to do with a childhood tragedy

If I close my eyes forever 
Will it all remain unchanged 
If I close my eyes forever 
Will it all remain the same… 

Sometimes, it’s hard to hold on
So hard to hold on to my dreams
It isn’t always what is seems
When you’re face to face with me
You’re like a dagger
And stick me in the heart
And taste the blood from my blade
And when we sleep, would you shelter me
In your warm and darkened grave

Will you ever take me
No, I just can’t take the pain
But would you ever trust me
No, I’ll never feel the same…
Ohh…
I know I’ve been so hard to you
I know I’ve told you lies
If I could have just one more wish
I’d wipe the cobwebs from my eyes

Close your eyes
Close your eyes
You gotta close you eyes for me


Lascia un commento

La rapina

«Dopo che ebbe finito di parlare, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli entrò e si mise a tavola. Il fariseo si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: "Voi farisei purificate l’esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pieno di rapina e di iniquità. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Piuttosto date in elemosina quel che c’è dentro, ed ecco, tutto per voi sarà mondo». (Lc 11,37-41)

 

«Piuttosto date in elemosina quel che c’è dentro, ed ecco, tutto per voi sarà mondo». (Lc 11,41)

 

Le parole e gli insegnamenti di Gesù hanno sempre un forte impatto sociale. Diceva un famoso teologo:«se il Vangelo non diventa politica, non è più Vangelo». Se si guarda all’evento storico di Gesù, le motivazioni che lo hanno portato alla sua morte sono esclusivamente di natura sociale e politica: il suo insegnamento e le sue azioni stravolgevano lo status quo del tempo, e minando alla base le strutture di ricchezza e di potere di pochi privilegiati (sia giudei che romani) a scapito di molti poveri.

Quindi fatto fuori Gesù – pensavano – tutto sarebbe tornato come prima. Ma non avevano fatto i conti con la sua risurrezione…

Le interpretazioni strettamente individualistiche del Vangelo hanno portato – e portano – ad una introspezione personale, dimenticandoci di coloro che con la loro presenza e con la loro vita ci creano disagio perché ci interpellano: i poveri (categoria astratta e sociologica fino a quando non ne senti la puzza…).

Il richiamo di Gesù al fariseo mi dice proprio questo: una vita giocata solo per se stessa, badando di fare bene tutto da un punto di vista formale, non può lasciare la coscienza tranquilla.

Solo donando la propria vita e “sporcandola” con quella dei poveri per amor di Dio, potrà riuscire a dare un po’ più di giustizia e di dignità ad ogni nostro fratello che sta al di là delle mura del nostro cuore.

E «tutto per voi sarà mondo».


1 Commento

La preghiera in playback

«Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli".Ed egli disse loro: "Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione"». (Lc 11,1-4)

 

«Signore, insegnaci a pregare». (Lc 11,1)

 

Una richiesta legittima quella che i discepoli fanno al loro maestro: insegnare loro a pregare, come tutti i maestri di quel tempo facevano nei confronti dei loro discepoli, Battista compreso.

Forse i discepoli di Gesù – e noi con loro – pensavano che il loro maestro sapesse qualche formula di preghiera più efficace delle altre.

E forse è così.

Gesù ci fa dono della preghiera per eccellenza, quella che sgorga direttamente dal profondo del suo cuore di Figlio, che ci fa chiamare Dio “Abbà”, “Papà”.

Ma questo basta per saper pregare? Forse no…

 

Nella nostra vita spirituale pensiamo che siano le parole a fare la preghiera, ma non è così.

La migliore preghiera che possiamo fare è in playback: far pregare in noi lo Spirito di Gesù.

Se la nostra preghiera non sgorga come risposta al sentirci amati profondamente da Dio, non c’è “Padre nostro” che tenga.

La vita di preghiera, la via per una piena santità, non è una vita di “addizioni”, cioè più preghiere sappiamo  più Dio ci ascolta. Al contrario, è una vita di “sottrazioni”: è un rimuovere, con l’aiuto della potenza di Dio, tutti quegli ostacoli che impediscono alle parole di Gesù di sgorgare dal profondo del nostro cuore per ringraziare il Padre per tutto quello che fa per noi.

E questi ostacoli  vengono rimossi solo con la frequentazione e la “ruminazione” della Parola scritta e sacramentale: è un tirar fuori l’icona del volto di Cristo già presente nel nostro cuore per opera dello Spirito.

E solo guardando e contemplando il suo volto dentro di noi capiremo ciò che realmente siamo: figli prediletti dell’unico Padre.