Ludwig

Heart speaks to heart


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Profeti e Giusti

Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono. In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l’udirono!

Mt 13,16-17

 

«Beati i vostri occhi […] e i vostri orecchi». Una beatitudine a prima vista così semplice: Gesù è sempre con noi, giorno per giorno, istante per istante e sempre parla, sempre si mostra, sempre si fa mangiare… Eppure ci sono profeti e giusti che non l’hanno mai conosciuto, pur desiderandolo: questa è una eredità “pesante” che ci viene consegnata, un dono che il Signore ci mette tra le mani e che dobbiamo sapere “investire” per il Regno.

 

Due sono le considerazioni che passano per il cuore: la prima, forse la più evidente, è il non saper gustare fino in fondo l’immensa ricchezza che il Signore ci ha lasciato: la Parola e l’Eucaristia. Anzi, forse per ora li sto bistrattando vivendole un po’ troppo superficialmente.

Eppure ci sono profeti e giusti che hanno desiderato tutto questo ma non hanno potuto.

Ed è qui che si riallaccia la seconda considerazione, forse meno evidente, ma strettamente collegata alla prima: l’immenso dono che il Signore ci fa di sé non è un regalo che, per quanto bello, si mette su uno scaffale o dentro una credenza a proprio uso e consumo, ma è una ricchezza da portare nelle “case” degli altri, di coloro che sono giusti e desiderano, pur non sapendo cosa stiano desiderando veramente.

C’è chi brama conoscere Gesù e c’è chi, come me, lo banalizza o lo sottovaluta, ma è da questo punto che nasce nel mio cuore l’urgenza per la missione: «molti profeti e giusti hanno desiderato vedere e ascoltare».

Ed è me che stanno aspettando.


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Il criterio di utilità del peccato

Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri.

Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.

Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione.

E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti!

Col 3,12-15

Ne è passato di tempo, forse poco, forse tanto, ma di sicuro non perso inutilmente.

I viaggi più lunghi sono inevitabilmente quelli che partono dal cuore ed hanno lo stesso come arrivo: quello che si vede e si raccoglie durante questi “pellegrinaggi”, lo si porta con sé per lunghi periodi e, a volte, diventano parte integrante della propria vita, confermandola su alcune convinzioni ed aprendola ad altre.

Quello su cui mi sono fermato in particolare a riflettere in questo periodo è il lato opposto dell’inutilità dell’amore. Cioè se l’amore è inutile, come scrivevo tempo fa, il peccato è utile.

Ed ora provo a spiegarmi.

Quando faccio esperienza del peccato in maniera diretta, personale, oppure indiretta (cioè quello degli altri), la reazione istintiva è quella di biasimo e di rabbia, delusione e dispiacere, fino al punto di arrivare alla costruzione di un muro di disperazione che mi separa dal profondo di me stesso e dalle relazioni con gli altri.

Per me questa è UNA STUPIDA MENZOGNA!!! nel momento in cui mi rimbocco le maniche e cerco di recuperare a tutti i costi la pace e l’unità:

Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.

A volte confondiamo peccato e peccatore e la logica conclusione è che la persona in questione che sbaglia ci delude: come se fossimo in una grande azienda dove tutti sono chiamati a tutti i costi a “produrre” del bene e a comportarsi in maniera perfetta. Logica del tutto economica e non evangelica, che sacrifica l’uomo sull’altare di falso un “rendimento” spirituale.L’amore vero, quello inutile, almeno per me, si manifesta autenticamente in relazioni e comunità inefficienti: non c’è nessun tornaconto nell’amare, nessuna aspettativa di “produzione di bene”, nessun orgoglio ferito (per quale motivo poi, non so…), nessun “castigo” o premio, nessun avanzamento di carriera, nessuna aspettativa di perfezione.

Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione.

Io credo solo in questa perfezione, di cui ho già parlato nel post precedente.

L’amare a tutti i costi, costi quel che costi.

La prova se si è sulla strada giusta?

E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo.

Pace ed unità: quando non le ricerco il mio cuore è inquieto, ben sapendo, perché vissuto sulla mia pelle, che sono DONI di DIO.

E di tutto questo non posso che essere riconoscente al Dio che mi ha amato e liberato, che mi ama e che mi libera prima di qualsiasi mio merito.

Che bello.

Credo in un Dio inutile!!!

inutile