Ludwig

Heart speaks to heart


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Il peccato più grande

Penso che l’abbiamo già commesso circa 2.000 anni fa uccidendo l’Innocente.

Uccidendo Dio.

Che poi è risorto.

 

È per questo motivo che non esiste peccato così grande che non possa essere perdonato qui ed ora. Subito.

Tutt’al più esiste un rimorso che non riporta al cuore di Dio crocifisso: Giuda ne è l’esempio.

Ma c’è pure Pietro, nel cui cuore di traditore (pure lui consegna Gesù ai suoi uccisori) continuano a risuonare le parole del suo Rabbì.

 

Un pianto conduce alla disperazione e al suicidio.

 

Un altro pianto afferma la speranza e una vita nuova, che può sempre ripartire.

In qualsiasi momento.

 

Buon Venerdì Santo.

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Nel tempo delle consegne (3/4/07)

«In verità, in verità vi dico che uno di voi mi tradirà» (Gv 13,21)

 

Diceva qualcuno che nella vita niente è per caso.

Vero.

Proprio ieri sera leggevo una pagina di Nouwen che si soffermava (senza che io lo sapessi) sul Vangelo di oggi.

Un po’ riprendo la sua meditazione, la faccio mia e provo a condividerla con voi.

 

La parola «tradirà» al giorno d’oggi non risuona in maniera chiara e non esprime la profondità di quello che sta per succedere a Gesù: Giuda, letteralmente dal greco, “consegna” Gesù (in latino tradere=tradire=consegnare). Lo consegna al Sinedrio, che lo consegnerà a Pilato, che lo consegnerà ad Erode, che lo consegnerà di nuovo indietro… fino a quando Gesù non sarà consegnato alla morte.

Questo è quello che appare superficialmente.

Di fatto Gesù si è già consegnato totalmente alla volontà del Padre per la nostra salvezza, e da qui i “passaggi” nelle mani degli uomini fino alla Croce.

Se fino al momento dell’ultima cena era Gesù a muoversi per la Palestina, a predicare, guarire… da ora non fa più niente. Saranno gli uomini a fare qualcosa a lui…

E qui sta la sua obbedienza: lasciarsi condurre fino in fondo, fino al Calvario, ma con la certezza che sarà glorificato perché ha glorificato il Padre con la sua vita (Gv 13,31-32).

 

E ripenso alla mia vita.

Alla mia obbedienza e al mio continuo cambiare di comunità di anno in anno. Al lasciare confratelli, ragazzi, persone che hai appena iniziato a conoscere e che devi “lasciare” per andare là dove l’obbedienza chiama.

Penso che nei prossimi due anni sarà ancora così e la cosa mi pesa un po’, con tutta sincerità.

Ma è qui che il Vangelo di oggi entra con prepotenza nella mia vita e mi consola.

 

Nella vita di ogni giorno, nelle piccole obbedienze a chi mi sta intorno, nel cercare di fare in modo straordinario l’ordinario, si accetta una obbedienza più grande che, inesorabilmente, porta alla gloria da parte di Dio. E mai degli uomini.

Questa non è solo una speranza.

Ma prima di tutto una certezza firmata col sangue di un Innocente.

 

Buona Settimana Santa.